pasto_nudo
  • Pagine: 112
  • Collana: Underground
  • Prezzo: € 20,00
  • ISBN: 9788897109457
  • Data Uscita: 21/10/2022

Tra tutti gli scrittori beat, William Burroughs è stato il più presago del punk e delle distopie che lo hanno contraddistinto. E Il Pasto Nudo, che potremmo anche tradurre “tutta la realtà in punta di forchetta”, il più punk e il più distopico di tutti i suoi romanzi. In una travolgente graphic-novel, il punk e distopico Professor Bad Trip li ha liberamente interpretati. In questo fumetto prendono vita creature e situazioni allucinate e fantastiche, atmosfere post-apocalittiche, emergono le inquietudini della contemporaneità, e attraverso un tratto visionario e surreale nascono immagini provocatorie, dure, dirette, estreme, che cercano complici più che lettori. Non ci sono tregue visive, e sullo sfondo si intravedono le influenze dei grandi fumettisti e illustratori della storia dell’underground come Rick Griffin, Robert Crumb, Greg Irons, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini. Oltre al tocco classico di Grosz e Munch. La colonna sonora è hard-core. Sfogliate queste pagine ed entrate nel Teatro Allucinato del Mondo nella Droga. Ma con humor… nero! Con contributi di: Fernanda Pivano, Klaus Maeck, Francesca Alfano Miglietti, E. “Gomma” Guarneri, Raf Valvola Scelsi. Gianluca Lerici, Professor Bad Trip (1963-2006), è stato uno dei più potenti e immaginifici artisti visionari italiani. Esperto di serigrafie, ha partecipato alla prima scena punk italiana, suonando e pubblicando numerose fanzine. Totalmente immerso nel cosmo underground ha poi lavorato nel contesto della mail-art, e illustrato numerose copertine di dischi di gruppi quali Polvere di Pinguino, Meathead e Psychic TV. Ha contribuito a molte riviste italiane, tra cui “Frigidaire” e “Decoder”. Ha anche lavorato nel mondo del design. Il musicista contemporaneo Fausto Romitelli ne è stato ispirato per la creazione dell’omonima composizione “Professor Bad Trip”, nota ed eseguita in tutto il mondo. Tra le molte collaborazioni ShaKe ha pubblicato le opere antologiche L’arte del Prof. Bad Trip (2007) e I fumetti del Prof. Bad Trip (2008).

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Un estratto dal libro:

TUTTA LA REALTÀ IN PUNTA DI MATITA
– di E. “Gomma” Guarneri

Bambini del paregorico* del mondo unitevi.
Non abbiamo niente da perdere altro che i nostri spacciatori. E loro non sono necessari
W.S. Burroughs, Introduzione a Il Pasto Nudo

Il Pasto Nudo del Professor Bad Trip è stata la prima realizzazione a fumetti della ShaKe Edizioni. Con questa pubblicazione avevamo cercato di concretizzare un vecchio sogno tra irriducibili post-umani dell’“underworld” riguardo a un libro che ha cambiato le vite non solo di parecchi elementi del nostro collettivo di lavoro, ma anche di molti delle tre “generazioni” che dagli anni Cinquanta si sono succedute fino a oggi. Il Prof. Bad Trip, un fratello da sempre attivo nel circuito delle produzioni e nell’arte controculturale (grafica punk d’assalto, mail-art, serigrafia, copertine di dischi, “testoni” dipinti sui muri di centri sociali o altri luoghi), si assunse l’ardito compito di sceneggiare e illustrare l’opera. Le influenze stilistiche del Professor Bad Trip, a partire dagli occhi strabuzzati che fuoriescono dalle teste, sono derivate dagli ormai classici fondatori del fumetto underground “contemporaneo” come Basil Wolverton e i suoi epigoni dell’iconografia “trash” e “skate-punk” californiana; la decorazione maniacale delle sue tavole, assolutamente anti-post-moderna con un gusto tra horror vacui bizantino e vortici da Lsd che non concede tregue visive all’osservatore, è influenzata dall’opera di Rick Griffin, l’illustratore cosmico-zippy ante litteram che interpretò perfettamente nei suoi mitici poster lo spirito degli Acid-test, di Jimi Hendrix e dei Grateful Dead (la sintesi grafica della radiosa e pacificamente rivoluzionaria Summer of Love del 1967). Vi è quindi nel Prof. Bad Trip una molteplicità di sorgenti, una commistione che potrebbe apparire strana a chi faccia separazioni rigide delle controculture ma che è storicamente accertata e dimostra che le correnti underground viaggiano al di là degli steccati temporali e ideologici. Non a caso altre fonti del nostro Professore sono quelle del Pazienza di “Penthotal”, di Stefano Tamburini e quelle del filone dello humor nero-psycho di Greg Irons. Ma i suoi punti di riferimento toccano filoni che vanno oltre l’arte underground e il fumetto tradizionale per arrivare all’espressionismo tedesco e alla xilografia dei primi del secolo, in particolare Kollwitz, Grosz, Munch, Barlach.

Dunque quello del Professor Bad Trip potrebbe essere definito un espressionismo psyco-punk, che tenta di incarnare lo spirito del romanzo con la sua ricercata esplicità della rappresentazione, con i suoi primi e primissimi piani, da considerarsi un tentativo di realizzazione bidimensionale del cut-up. Il suo stile ci sconvolge emozionalmente proiettandoci in un’“interzona” dove allucinazione e crudo realismo da strada convivono e interferiscono continuamente. Ed è questo che ci interessa di più: la forza espressiva della rappresentazione, lo shock e il disagio provocato nell’osservatore. Ricreare in sostanza lo stesso clima del romanzo che punta alla distruzione totale di un’arte consolatoria per arrivare a servire al “lettore-consumatore-cliente” un pesante sandwich di realtà, come disse Ginsberg del lavoro di Burroughs.

C’è chi afferma che la grandezza della letteratura si deve valutare nel momento in cui questa perde le sue caratteristiche storicizzabili. A costoro si può dire che Il Pasto Nudo è un grande romanzo in sé, oltre i tempi e le mode culturali, per la complessità della sua trama, per la profondità della penetrazione psicologica, per l’alta cultura che lo sottende e che traspare, a nostro avviso, dalle sue altissime capacità umoristiche, nel senso dello humor nero: così grandi che certi passaggi non sfigurerebbero di certo su di un’antologia di Breton. Afferma quest’ultimo che lo humor nero è una necessità della letteratura moderna, che è un segnale di una ispirazione superiore, liberazione avventurosa del “super-io” al di sopra di un “io” imprigionato. Aggiungiamo noi che lo humor nero è un’elevazione, al di là dei manierismi e dei vincoli del sentimentalismo, della poesia che parte dalla vita profondamente vissuta quando questa contamina alla radice l’artista. Nel teatro dell’assurdo del Pasto Nudo, bello e sporco come certi film di Jodorowsky, di Vigo o di Buñuel, si interpreta il viaggio realistico, ma al contempo allucinatorio-fantascientifico, dell’uomo moderno che abbia uno spirito e che non sia semplicemente attore passivo nel corso della storia. Tuttavia, Il Pasto Nudo può essere anche letto come segno del nostro tempo e gli eventi hanno voluto che la sua forza risiedesse paradossalmente nella possibilità di storicizzarlo. Tra i tanti livelli su cui questo processo si dispiega noi abbiamo scelto quello che è stato uno dei grandi rimossi collettivi dell’epoca post-bellica: l’eroina. Il Pasto Nudo è la dimostrazione dell’assunto che, nella strada, è sempre esistita una risposta complessiva e credibilmente risolutoria alla tragedia cosmica della droga perfetta. Come non rabbrividire leggendo quarant’anni dopo la loro stesura (e dopo aver ascoltato per altrettanti anni milioni di cazzate sul medesimo argomento) parole illuminanti come “l’eroina è il prodotto ideale… la merce definitiva”, scritte per rappresentarne il funzionamento e di come sia mortalmente perfetto il suo circuito commerciale e di come l’architettura dell’economia politica degli oppiacei sgretoli con le sue radici metalliche ogni possibile residuato di rapporto interumano tra i soggetti: l’eroina e il suo ciclo sono la sintesi del capitalismo e la vittoria schiacciante delle sue leggi sull’uomo. E come non stupirsi delle varie possibilità di “riabilitazione” proposte dallo stesso Burroughs, la speranza, poi frustrata, della diffusione dell’antidoto apomorfina (chi, tra noi, pur così aggiornati sul problema, ha mai sentito parlare di un suo effettivo e diffuso utilizzo o di approfondite ricerche su sostanze analoghe?) in un mondo che non ha ancora trovato la “cura”, se non la condanna alla “comunità forzata”.

Del testo complessivo abbiamo voluto e dovuto fare una fortissima riduzione. Fernanda Pivano, grande conoscitrice di Burroughs e della scena storica del “beat”, che oralmente ci ha raccontato la sua esperienza con il libro (una cosa che tenevamo a fare per ragioni di completezza) ci ha fatto subito notare che l’eroina non è il solo argomento del romanzo ma, soprattutto, che la “questione eroina” oggi è molto diversa da quella del periodo storico in cui Il Pasto Nudo venne scritto. Di questo siamo ben consci: per la nostra generazione, per la nostra esperienza l’eroina è stata veramente il “male”. Noi siamo probabilmente quella fantascientifica generazione di uomini verdi che doveva conoscere la potenza devastatrice di un virus sconosciuto quarant’anni fa, quello la cui formula è “l’algebra del bisogno” e che sempre produce morte.

Di questo presagio abbiamo voluto farci messaggeri servendovi, in punta di matita, un freddissimo pasto di realtà. Noi l’abbiamo già gustato: …e voi no?

* Il paregorico è un medicinale inventato nel 1700 per curare asma e diarrea, a forte concentrazione di oppio. Negli Stati Uniti prese il nome commerciale di Paregoric e poteva essere acquistato in farmacia senza prescrizione medica. Diventò quindi per i tossicodipendenti da eroina una sorta di metadone a buon mercato per sopportare le crisi di astinenza.

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