• Pagine: 256
  • Collana: Cyberpunkline
  • Prezzo: € 15,00
  • ISBN: 9788888865096
  • Data Uscita: 01/04/2004

Il libro più sincero sulla storia della band che ha rivoluzionato la musica elettronica popolare! Ormai un classico del suo genere, scritto da Wolfang Flür, un membro del gruppo. In sintesi, da un robot!

Mito assoluto della musica elettronica, i Kraftwerk hanno sempre anticipato i tempi. La loro proposta musicale, partita dalla Düsseldorf degli anni Settanta, ha prima sconvolto la situazione intorno – abituata ad Eric Clapton – e poi ridefinito i canoni lungo i quali si sono mosse esperienze come il krautrock, tutta la musica elettronica pop ma raffinata, per arrivare a Chemical Brothers, Aphex Twin, Prodigy e a tutta la techno. Wolfang Flür ricostruisce dall’interno le vicende di un gruppo geniale, capace di mantenere per anni un difficile equilibrio tra sperimentazione e attitudine pop. Una rivoluzione artistica destinata a ridefinire in modo permanente il suono e l’immaginario tecnologico.
Band assolutamente schiva, più interessata alla bicicletta che alla stampa giornalistica, intorno ai Kraftwerk aleggia da sempre un certo mistero. Questo libro offre finalmente l’occasione di conoscere meglio gli autori di hit come Trans-Europe Express e The Robots, con le quali hanno celebrato l’incontro tra uomo-macchina.

Il mondo musicale aveva capito che avevamo inventato un genere tutto nuovo, il techno-pop. Con i miei gruppi di dilettanti avevo copiato i gruppi inglesi e seguito i loro ritmi su vecchie pelli di tamburo. Adesso eravamo i padri dell’elettropop, o robopop, come lo chiamava Ralf. Adesso avevamo creato qualcosa con precisione millimetrica, per così dire, usando gli strumenti della nostra generazione tecnologizzata. Avevamo costruito un fenomeno al tavolo da disegno basandoci sull’eredità musicale di minimalisti e sperimentatori come Terry Riley, Karlheinz Stockhausen, Moondog e Oskar Scala. Non suonavamo più in fumosi scantinati o club dalla dubbia fama, bensì in grandi teatri come il Zirkus Krone, la Nibelungenhalle, la Alte Oper di Francoforte, la Rhein- goldhalle e persino alla Westfalenhalle di Dortmund. Adesso per noi i teatri si riempivano dato che il nostro pubblico s’era allargato e la nostra musica era un fenomeno culturale. Se fossimo stati un sudato gruppo di rocchettari pestoni non avremmo mai suonato in quegli eleganti teatri…

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